Il secondo pilastro per combattere la corruzione in sanità

Sono ben due milioni e mezzo le persone che hanno ammesso, in Italia, di aver pagato una “mazzetta” nell’ambito dei servizi pubblici. Un milione e seicentomila lo ha fatto in cambio di una prestazione sanitaria. La corruzione dilaga, quindi, e i cittadini ne sono ben consapevoli, tant’è che il 63% è convinto che negli ultimi anni non si assolutamente diminuita. Sono i dati emersi dallo sudio “Global Corruption Barometer 2016”, realizzato da Transparency International. Dati che confermano quanto già era chiaro per le ricerche precedenti. Nell’ultimo anno, secondo quanto emerso in una ricerca realizzata dal Censis poco più di un mese fa (“La forza della trasparenza per il welfare italiano”), ben 13,5 milioni di italiani hanno dichiarato di aver saltato la lista di attesa ricorrendo a conoscenze, amicizie, raccomandazioni. Se non addirittura facendo regali o pagando.  E secondo il rapporto “Curiamo la corruzione”, redatto da Transparency International Italia in partnership con Censis, Ispe-Sanità e Rissc, 10 milioni di italiani si sono sottoposti a visite specialistiche “in nero”.

Anche a questo porta l’inefficienza della nostra sanità pubblica: a comportamenti opportunistici e scorretti.

“Non bisognerebbe garantire a tutti i cittadini gli stessi diretti e la stessa possibilità di accesso alle cure?”, si chiede Marco Vecchietti, consigliere delegato RBM Assicurazione Salute. Vecchietti propone così di “incentivare le polizze sanitarie individuali che dalla maggior parte degli italiani sono viste come un ‘miraggio’, un prodotto di lusso, fuori dalla portata delle spese che ogni famiglia può sostenere”.

Effettivamente, sarebbe importante informare i cittadini che esiste la possibilità di sottoscrivere un sussidio sanitario – non una polizza – che, dietro al pagamento di una piccola quota, è in grado di garantire copertura sanitaria per tutta la vita, senza limiti di età, e senza alcuna preclusione. Purtroppo non sempre c’è su questo una corretta informazione su quello che è realmente il panorama della sanità integrativa. Molte volte, si pensa che ci siano solo le assicurazioni, che l’unica alternativa sia diventare clienti e sottoscrivere una polizza. Le assicurazioni afferiscono alla sanità privata, al terzo pilatro. Il secondo è terra di società di Mutuo Soccorso e fondi sanitari integrativi, che mantengono come primo obiettivo garantire assistenza agli associati, e quindi il loro diritto alla salute, peraltro prevedendo agevolazioni fiscali. Ed ecco perché Vecchietti, Rbm Salute, Unipol, eccetera, continuano ad insistere per un riordino del secondo pilastro!

Giustamente Vecchietti dice che “l’Italia manifesta un sensibile ritardo dalla media europea sul fronte dell’efficienza e appropriatezza dell’offerta sanitaria e sul fronte della capacità di risposta del sistema sanitario ai bisogni di salute”, e che è necessario “investire in prevenzione e avviare subito un secondo pilastro sanitario”. Già. Ma il secondo pilastro sanitario deve rimanere distinto dalla realtà delle compagnie assicurative.

 

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